Le contrapposizioni nell’Avvocatura materana tra propaganda demagogica e revanscismo esacerbato

  1. Sono trascorsi oramai cinque lunghi anni dall’ultima competizione elettorale all’esito della quale, grazie al larghissimo consenso riscosso tra gli iscritti, il Consiglio dell’Ordine si è insediato nella sua attuale composizione: e pur tuttavia ha avuto inizio da allora e da allora continua ancor oggi imperterrita la “guerra senza confini e risparmio di colpi” ispirata e condotta dai pochi che non hanno evidentemente metabolizzato l’inequivoco ed inequivocabile responso dell’urna elettorale.
  2. Inutili si sono rivelati sinora i non pochi tentativi che prima e dopo quella campagna elettorale si sono sperimentati al fine di ridurre le distanze esistenti tra le due compagini “antagoniste” la cui frontale contrapposizione tanto aveva infiammato quella competizione: ad ogni modo, spes ultima dea! Il primo tentativo è stato quello di far confluire in una lista elettorale unitaria i due opposti schieramenti per non costringere i colleghi votanti a compiere una scelta di campo molto spesso dolorosa e – in ogni caso – non giustificata né dall’andamento generale della professione forense, né dai tanti, troppi e sempre più assorbenti oneri in cui si risolve la missione istituzionale: ci fu risposto all’epoca che, pur apprezzandosi l’apertura, ricondurre i due opposti schieramenti ad unità avrebbe comportato la rinuncia alle prerogative sindacali rivendicate dalla squadra messa in campo per contrastare il c.d. establishment, del quale il neo eletto Consiglio sarebbe stata espressione.  Analoga sorte ha avuto l’ulteriore tentativo posto in essere a pochi giorni dall’insediamento del Consiglio e proteso ad omogeneizzare le varie ed a volte speculari iniziative convegnistiche e/o seminariali in un unitario piano di offerta formativa: l’invito fu declinato – tra le tante associazioni costituite nel circondario soltanto – da “Autonomia Forense”, perché riteneva “una limitazione non legittima e del tutto inopportuna” la previsione del regolamento interno che riconosceva all’Ordine una doverosa esclusiva nell’organizzazione degli eventi formativi in materia obbligatoria (deontologia – previdenza – ordinamento professionale). 
  3. La contrapposizione è – quindi – deflagrata in occasione della “battaglia” condotta dall’Ordine – così come da tutta l’Avvocatura istituzionale ed associativa italiana – in difesa dei cc.dd. tribunali minori e – nel nostro caso – della Sezione Distaccata di Pisticci: all’esito dell’infuocato Consiglio Comunale tenutosi a Pisticci il 31.05.2013, i nostri competitor ritennero di dover segnalare – si badi bene – al Consiglio Superiore della Magistratura, al Ministro della Giustizia, al Ministero della Giustizia (Dipartimento Organizzazione Giudiziaria), al Presidente, al Procuratore Generale ed singoli Componenti del Consiglio Giudiziario della Corte d’Appello di Potenza, al Presidente, al Procuratore della Repubblica, a tutti i Magistrati ed al Dirigente Amministrativo del Tribunale di Matera, il comportamento scorretto tenuto dal Presidente dell’Ordine che, nel corso del suo intervento, aveva mancato di rispetto ai componenti del Consiglio Giudiziario distrettuale in carica, avendo definito come atto dal “contenuto colloquiale e/o da bar dello sport” il parere contrario all’opportunità plausibilmente offerta dalla disciplina normativa – e che in ogni caso tale era apparsa-  di utilizzare in via transitoria la nuova sede della sezione distaccata, anche perché costata – nella sua globalità – non meno di quattro milioni di euro ai contribuenti tutti! In seguito a tale segnalazione, il Consiglio Giudiziario deferì all’unanimità il Presidente del Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Matera dinanzi al Consiglio Distrettuale di Disciplina, la cui decisione ampiamente assolutoria è stata recepita in silenzio, senza abbandonarsi ad enfatici clamori e/o a propagande viral-telematiche.
  4. Il passo successivo fu quello di demonizzare letteralmente la scelta fatta sì dal Consiglio, ma ratificata – anche questa volta a larghissima maggioranza – dall’Assemblea degli iscritti di coadiuvare l’Ufficio di Presidenza del Tribunale nella esecuzione dei lavori di realizzazione delle aule di udienza al secondo piano e dello Sportello del Cittadino, dopo aver preso atto della sostanziale ed irreversibile carenza di fondi da parte della amministrazione comunale. È giusto ricordare che tale decisione fu presa non soltanto dietro l’imprimatur assembleare, ma anche dopo aver chiesto ed ottenuto il conforme parere della competente commissione consultiva presso il Cnf ad eseguire i dovuti correttivi di bilancio. A fronte degli spauracchi demagogici agitati – anche in questo caso – urbi et orbi dai dissenzienti, soltanto a pochi chilometri da Matera (ossia, a Bari), la stessa e sostanzialmente identica decisione veniva accolta da unanime plauso nell’ambiente forense, sebbene i “contributi volontari” erogati dall’Ordine barese siano risultati di importo pari nel (solo) anno 2015 a circa 43mila euro e si trattasse di vere e proprie trasfusioni finanziarie irripetibili per coprire – ad esempio – le spese dei collaboratori degli uffici, per comprare computer, licenze software per il processo telematico e strumenti utili per smaltire gli enormi carichi di lavoro, senza contare i mobili o gli impianti di videoconferenza o le coperture assicurative per i volontari; il flusso di risorse proveniente dal foro barese è rimasto costante negli ultimi 4 anni e, a conti fatti, ammonta a più di 160mila euro per l’amministrazione della giustizia (fonte: Corriere del Mezzogiorno). Anche a Milano la situazione non è affatto diversa: il soccorso dell’ordine meneghino si attesta in dieci anni su di una cifra pari ad oltre 8mln di euro utilizzati per far fronte alle più disparate esigenze: retribuzioni personale esterno, acquisto dotazioni materiali necessarie funzionamento uffici (software, pc, mobili, impianti), etc. E’ più che plausibile ritenere che se il Consiglio avesse deciso di adottare iniziative simili qui a Matera qualcuno ci avrebbe probabilmente e direttamente linciato, se non addirittura lapidato!
  5. Pur essendo stato riservato all’Ordine un sistematico, livido ed inarrestabile dileggio, nel corso del 2015 fu riconosciuto anche alle Associazioni la possibilità di organizzare corsi e/o seminari da accreditarsi ai fini dell’adempimento del dovere di formazione continua in materia obbligatoria, ponendo così fine ad una diatriba condotta – anche sul punto – con corrosiva ostilità: basti pensare che ogni istanza riporta la avvertenza – tipograficamente ben evidenziata – “di non programmare per quei giorni altri convegni”.  
  6. Si è arrivati così al rinnovo del Comitato dei Delegati alla Cassa Forense che è risultata l’occasione fisiologica per dare “fiato alle trombe” della contrapposizione ed ingaggiare così un’altra inutile e questa volta fratricida lotta intestina in seno al foro materano sulla scelta del rappresentante distrettuale, questa volta anche grazie alla sponda – non proprio disinteressata – offerta da qualche esponente giurassico ed ormai appannato del foro potentino.
  7. Da noi a Matera ogni dibattito, confronto, questione ha finito per acquisire lo stesso identico significato attribuito dalla leggenda al colore rosso per il toro: persino l’elezione dei delegati al Congresso nazionale forense, un evento – cioè – che tradizionalmente non ha il benché minimo appeal nel mondo forense, si è da noi trasformato in un momento di divisione, spaccatura e lacerazione: inutile dire che, anche in tale occasione, i risultati usciti dall’urna elettorale sono stati eufemisticamente chiari, così come ancor di più lo sono stati quando si è tornati al voto per eleggere il componente del Consiglio dell’Ordine da cooptare in sostituzione di quello designato come delegato alla Cassa Forense.
  8. Il tutto condito dall’immancabile coinvolgimento nelle polemiche che ne sono inevitabilmente seguite di quasi tutte le Autorità dell’intero arco costituzionale, alle quali – anche se prive di competenza – non è stato mai risparmiato il piacere di immergersi nella lettura degli esposti ripetitivamente fluviali via via redatti per segnalare le assunte gravi irregolarità e – comunque – il preteso enorme debito di trasparenza della gestione ordinistica.
  9. Ci si è spinti fino al punto di invocare la verbalizzazione stenotipica delle assemblee (come se quella istituzionale fosse stata e/o potesse ritenersi infedele) e persino di chiedere lo scioglimento del Consiglio al Ministro della Giustizia sulla scorta di presupposti inesistenti e – in parte – anche inveritieri (come pacificamente è il rilievo sul denegato accesso agli allegati di bilancio).
  10. Insomma, una cieca, sordida e inconsolabile avversione nei confronti della Istituzione forense territoriale che va chiaramente al di là, ma molto al di là di ciò che è fisiologico attendersi dalle/nelle contrapposizioni interne ad un ceto di professionisti intellettuali. Una crociata per vincere la quale non ci si è fatti scrupolo di ricorrere a “colpi bassi”, come quello (presto scoperto) da ultimo escogitato per far saltare l’approvazione del bilancio consuntivo ’16 – preventivo ‘17: per tutti coloro che volessero approfondire l’argomento si rimanda al verbale assembleare del 18.03.2017 ed al deliberato consiliare contenente l’istanza di revoca della nomina del revisore unico contabile, entrambi pubblicati in extenso sul sito istituzionale dell’Ordine, e qui allegati. Insomma, una situazione complessiva che rievoca il ricordo di Gaio Giulio Fedro e gli insegnamenti morali veicolati attraverso il linguaggio semplice e le metafore facilmente comprensibili delle sue favole, tra le quali “La volpe e l’uva” sembra tradurre alla perfezione i reali sentimenti che hanno ispirato l’ennesima rappresaglia inscenata contro l’Istituzione ordinistica.
  1. Ma il comportamento davvero intollerabile, che non può consentirsi a nessuno e – quindi – nemmeno agli autorevolissimi antagonisti dell’Ordine è la sedimentata abitudine di capovolgere il senso obiettivo delle cose ed il loro effettivo incedere sul piano naturalistico: l’ultima nota virale diramata sull’argomento ne è l’esempio paradigmatico. É giusto che i colleghi sappiano innanzitutto che la maggioranza che ha “respinto la proposta dell’Avv. De Paola” è costituita – in realtà – da SETTANTA degli OTTANTADUE votanti: il che, tradotto in termini percentuali, sta ad indicare che la proposta è stata bocciata (per difetto) dall’85% dei votanti. Orbene, stando al senso nemmeno troppo inespresso o recondito del messaggio virale, gli UNDICI iscritti che hanno sostenuto la “proposta De Paola” sarebbero – tra i presenti in assemblea – gli unici “colleghi convinti che le leggi, i regolamenti e i provvedimenti giudiziari vanno comunque rispettati ed eseguiti”: tutto questo è non solo gratuitamente offensivo per ognuno e tutti i settanta colleghi avvocati che hanno liberamente ed in piena autonomia deciso di disattendere la “proposta De Paola”, ma anche irriguardoso delle regole basilari di ogni consesso democratico.  Ci chiediamo: dov’è ovvero dov’è finito il tanto sbandierato rispetto per la legalità, se, a qualche ora dall’ennesima, sonora ed impietosa sconfitta “politica”, non si ha il benché minimo rispetto per la decisione assunta dalla stragrande maggioranza dei presenti in assemblea? Questo è il vero senso della democrazia che si intende preservare e propugnare? In questo modo si rispettano le regole elementari della democrazia partecipata?  Toni di analogo (pseudo) snobismo censuario sono stati utilizzati nella stessa nota in riferimento alla iniziativa intrapresa dalla locale Sezione di Camera Penale, liquidata come “argomento che sarebbe (è) stato trattato su sollecitazione di alcuni Colleghi che si occupano di cause penali le cui pretese sono state disattese da qualche Magistrato”: ma stiamo scherzando o cosa? E se davvero fosse o fosse stato così perché mai si è contribuito attraverso l’intervento sul punto in assemblea a trasformare una delusione soggettiva in una rivendicazione di tutti i penalisti materani? E, in ogni caso, perché mai non sono stati fatti o non si fanno i nomi dei colleghi che avrebbero sollecitato la trattazione dell’argomento? E soprattutto non si indicano le “pretese” che sarebbero “state disattese da qualche Magistrato”?  Il problema è molto serio e ci sarebbe da preoccuparsi per davvero se, in un piccolo Foro come il nostro, non ci conoscessimo più meno tutti e non riuscissimo, quindi, a comprendere che tutto questo trae origine -in realtà- da un comune duplice denominatore, ossia quello di dare sfogo a qualche irriducibile ed irrefrenabile impulso di autoaffermazione, pregno di sentimenti di insanabile revanche sul piano dei rapporti personali, nonché quello di imporsi  alla  guida dell’Ordine non già attraverso  un libero e   democratico confronto elettorale, bensì mediante la nomina eterodiretta di commissari, revisori, ispettori e chi più ne ha ne metta. E per pervenire a tale risultato ogni mezzo è buono: diffide, esposti, denunce, istanze ed altri o diversi strumenti di pressione indiretta; l’importante è che siano o possano essere utilizzati come viatico per spazzare via – prima o poi – il manipolo di “faccendieri” e “cavalier serventi” in carica, per favorire la “presa della Bastiglia” da parte dei pochi avvocati onesti censiti nel foro di Matera, gli unici a rispettare le regole, ad essere ed a poter essere considerati trasparenti, corretti e deontologicamente attrezzati. Non possiamo continuare a restare indifferenti rispetto al diuturno tentativo di inquinare costantemente i momenti di confronto, di seminare l’ombra del sospetto, di minare la serenità di un intero ambiente professionale, di recidere i sentimenti di solidarietà attorno ai quali si regge la comunità forense, di sguazzare nelle crepe (in verità, almeno sino ad oggi pochine) registratesi a volte nei rapporti tra Avvocatura e Magistratura istituzionale, di opacizzare costantemente l’enorme lavoro svolto in/dal Consiglio in collaborazione con la stragrande maggioranza, per non dire la totalità, delle componenti associative a livello locale, di far esplodere -come bombe ad orologeria- casi inesistenti proprio in concomitanza con le occasioni in cui il Foro Materano tutto avrebbe dovuto e deve non solo essere, ma -come la moglie di Cesare- anche apparire compatto ed unito sotto l’egida istituzionale.Non è questa l’occasione per ricordare le tante, tantissime iniziative sinora realizzate grazie al lavoro discreto e preziosissimo prestato ogni giorno dal nutrito gruppo di colleghi che s’identificano ed identificano nel Consiglio, nelle Commissioni e negli Organismi consiliari uno stabile ed affidabile riferimento, che sottraggono tempi e risorse importanti ai propri affetti personali ed ai propri interessi professionali per il bene comune, senza il miraggio di tornaconti personali e/o particolari, con spirito di abnegazione ed impegno, costantemente disponibili al dialogo e mai arroccati su posizioni di miope autoreferenzialità.Mi si perdonerà – in ultimo – se mi permetto di ricordare che non ci sono e – comunque- non sono state ancora inaugurate scuole che rilasciano diplomi di onestà, lealtà, rigore, trasparenza, moralità, etica della responsabilità e così via: da qualche secolo – invece – il Sommo Poeta ci ha spiegato che posto occupano nel suo sempre attuale ordinamento morale condotte e comportamenti dei quali l’intero foro materano è -a causa di pochi-ostaggio incolpevole ormai da tanto, troppo tempo.

Nicola Rocco

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