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I requisiti minimi dell’appello secondo l’art. 342 c.p.c.

Tribunale Matera“Nella la redazione dell’atto di appello è indispensabile che dalla lettura nel suo complesso sia possibile individuare con immediata chiarezza quali siano le parti della sentenza che si vuole siano modificate, le specifiche ragioni in fatto ed in diritto che stanno alla base di tale richiesta, il risultato finale che l’appellante vuole conseguire. Tale contenuto minimo dell’atto di appello, è funzionale: a) al principio del giusto processo, sancito dal nuovo testo dell’art. 111 cost., che ha come suo cardine anche una durata ragionevole della impugnazione; b) alla corretta applicazione dell’art. 348 bis c.p.c., che, per una valutazione della ragionevole probabilità di esito sfavorevole del gravame, presuppone che il giudicante possa con immediatezza comprendere cosa in concreto a lui si richiede e quali ne siano le ragioni; c) alla individuazione della preclusione derivante dalla acquiescenza derivante dalla impugnazione parziale “che importa acquiescenza alla parti di sentenza non impugnate“.
Appare evidente, dunque, che il nuovo testo dell’art. 342 c.p.c. vada interpretato in modo rigoroso. La redazione dell’atto di appello secondo le modalità previste dal novellato art. 342 c.p.c. deve consentire al giudice di valutare con immediatezza il tipo di procedimento e di provvedimento da adottare ( ordinanza di inammissibilità, sentenza – eventualmente ex art. 281 sexies c.p.c. -, rinvio ordinario per la precisazione delle conclusioni nel caso di fattispecie più complesse e con profili sostanziali e processuali di particolare problematicità)”

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